26 05 2018

# Le donne nell’Opera: da Lady Macbeth a Tosca

Le donne nell’Opera: da Lady Macbeth a Tosca
Primi anni del Novecento. Il clima di violenza e la neonata psicoanalisi investono senza preavviso anche
l’universo femminile. Le protagoniste redentrici del teatro cedono in breve la scena a donne psicopatiche,
perturbanti perché estranee alla morfologia del femmineo impostasi nell’Ottocento. Per alcuni è l’inizio
dell’emancipazione. Per Antonio Rostagno no. Docente di Musicologia presso l’Università di Roma “La
Sapienza”, il nostro ospite ci ha messe di fronte a questa questione ponendoci una non semplice domanda:
Salome, Elektra, Judith, Lulu, Katerina Izmailova, Jenny, sono davvero immagini della
nouvelle femme
e
simboli di emancipazione o rappresentano piuttosto un elemento primitivo e violento, che si appropria di
caratteri maschili nel vano tentativo di risolvere su un piano fisico dei deficit mentali? In effetti è questo
l’errore di Salome: l’amore le ha causato un’emorragia di ego e lei, privata del risarcimento che le verrebbe
da un sentimento corrisposto e ridotta a pura corporeità, pretende di colmare fisicamente il vuoto
determinato dalle parti di sé che per la prima volta ha donato. Una pulsione primitiva verso qualcosa che
manca è ciò che muove anche il personaggio di Elektra: avendo perso il padre, la sua attrazione verso di lui
non trova risposta e determina un aumento dell’odio nei confronti della madre; l’arrivo di Oreste altro non
fa che permetterle di mettere in atto la sua parte maschile e compiere la sua atroce vendetta. Sullo sfondo
delle teorie di Freud, di Krafft-Ebing o di José Ortega y Gasset, queste figure si stagliano per muovere una
provocazione e rendono manifesta la tensione che anima gli europei agli albori della Grande Guerra. A tutti
le stesse potenzialità: è questo che intendiamo per emancipazione. Ma è un prodotto della modernità, che
richiede ancora tempo. Un personaggio come quello di Jenny è piuttosto la versione femminile
dell’alienazione: una donna disposta a dare tutto all’uomo che l’ha comprata, il proprio corpo, le proprie
lacrime, i propri sentimenti, ma non i propri soldi. E mentre su un altro palcoscenico Salome si spoglia anche
del settimo e ultimo velo freudiano, l’inconscio più profondo sguinzaglia una bestia fuori controllo e
assetata di sangue, non di libertà.
Federica M. CORPINA