03 06 2018

# Sotto il segno di Saturno, arte e psicopatologia

Sotto il segno di Saturno, arte e psicopatologia
Chi sono i nati sotto Saturno? Il titolo dell’incontro con il Professore e Dottore Filippo Maria Ferro, psichiatra
ed esperto di storia dell’arte, si rifà proprio a questa domanda, la stessa che si posero Rudolf Wittkower e la
moglie Margot quando decisero di indagare su un certo stereotipo di artista delineatosi nella coscienza
comune. I filosofi rinascimentali avevano infatti scoperto in alcuni artisti del loro tempo le caratteristiche del
temperamento saturnino: erano egocentrici, contemplativi, solitari, lunatici, nevrotici, ribelli, infidi,
licenziosi, stravaganti e creatori; innestando la propria indagine sul binario arte-follia tracciato dallo
psichiatra e filosofo Karl Jaspers, l’esule tedesco tentò di rintracciare le radici di questo mito, partendo da
un’incisione di D
ü
rer del 1514, “Melancolia I”. Ne venne fuori un libro. Probabilmente, la figura che, tra i
soggetti studiati dai Wittkower, meglio incarna questa rappresentazione di artista maledetto
ante litteram
è
quella del Parmigianino: il pittore che diventa alchimista; l’Autoritratto del 1524 che, attraverso uno
specchio già deformante, assume lentamente i tratti di quello del 1540; un uomo che impazzisce. Eccola, la
follia; la stessa di H
ö
lderlin, di Van Gogh, di Strinderg, i protagonisti delle pato-biografie di Jaspers. Il
problema è capire che accezione attribuire a questo elemento nel suo legame con la produzione artistica: si
tratta solo di un difetto o fa pur parte degli stimoli del genio creativo? La tradizionale rappresentazione
iconografica della “melancolia” potrebbe suggerire una risposta: la testa poggiata sul palmo della mano non
è solo il sintomo di una profonda depressione e radicale infelicità, ma anche l’atteggiamento di una
riflessione filosofica e creativa. Capiamo allora che certe esistenze d’eccezione contribuiscono
all’abbattimento di uno stigma e che forse, come sostiene Julia Kristeva, l’
atra bilis
, proprio perché
sperimenta l’inconsistenza del senso delle cose, è capace di una trasformazione rivoluzionaria. In
particolare, l’universo femminile sembra essere dotato di quella particolare sensibilità in grado di cogliere
l’intima relazione che può instaurarsi tra disperazione e creatività: è il caso di poetesse come Sylvia Plath,
Anne Sexton, Antonia Pozzi, Alda Merini. Una sofferenza feconda, cui a volte non basta, però, veder
germogliare i propri semi: Saffo si precipita dalla rupe di Leucade; Van Gogh prima tenta il suicidio, poi ci
riesce; Alda Merini apprende, in un manicomio, cose ancora poco chiare della vita.
Federica M. CORPINA