18 06 2018

# memoria e apprendimento

Cosa suggerisce la letteratura in Psicologia sui metodi per lo studio

Come si impara? Che rapporto c’è tra l’apprendimento e la nostra memoria? Sono domande che non possono non suscitare la curiosità di studentesse universitarie alle prese con la tanto temuta sessione estiva. Ebbene, la professoressa Clelia Rossi Arnaud, della facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ci ha svelato (ma forse il nostro inascoltato inconscio lo sapeva già) che lunghe sedute notturne di studio o intere giornate trascorse sui libri, leggendoli e rileggendoli o facendone delle opere d’arte variopinte e originali, sono tutt’altro che efficaci. Certo, ognuno fa proprio il metodo di studio che ritiene più adeguato: c’è chi si serve di schemi e mappe concettuali, chi ripete con i colleghi, chi sottolinea con colori diversi e chi ancora cerca di individuare le parole-chiave dei paragrafi letti. Tuttavia, la ricerca sperimentale ha dimostrato che alcune tecniche si rivelano più vantaggiose rispetto ad altre, sia in termini di tempo che di risultati. Ecco alcuni pratici consigli:

1)      procurarsi i manuali il prima possibile per poter andare a lezione almeno con un’idea degli argomenti che di volta in volta verranno affrontati;

2)      sottoporsi a test, anche prima di aver studiato;

3)      frequentare con costanza le lezioni;

4)      organizzare il proprio tempo per evitare di lasciare il grosso del lavoro per l’ultimo momento;

5)      evitare di ascoltare la musica durante la seduta di studio perché qualsiasi ingresso uditivo interferisce inevitabilmente con il materiale che si sta leggendo;

6)      evitare qualsiasi tipo di distrazione, a partire dal cellulare, perché spostare l’attenzione da una cosa all’altra ha un costo cognitivo rilevante;

7)      chiedersi a quale domanda risponde un dato paragrafo e individuarne le parole-chiave;

8)      prendere appunti (meglio a mano che sul laptop) per mantenere un atteggiamento attivo durante le lezioni;

9)      assicurarsi di avere a disposizione più strade che conducono alla stessa traccia mnesica;

10)   rileggere gli appunti della giornata prima di dormire per bloccare la curva dell’oblio;

11)   aumentare progressivamente l’intervallo tra le sessioni di studio su un determinato argomento (Expanding Retrieval Practice);

12)   concedersi delle pause ogni venti, trenta o quaranta minuti, a seconda del proprio span attentivo;

13)   evitare le forme di ripasso di mantenimento (come ripetere ad alta voce da soli) a favore di pratiche di ripasso elaborativo;

14)   fare attività fisica per favorire l’ossigenazione e quindi la neurogenesi, migliorando così la memoria.

Insomma, studiare meno, ma meglio, e non dimenticare che l’informazione generata da noi stessi viene ricordata più facilmente di quella letta o di quella che ci viene raccontata, perché, come diceva François Rabelais, “sapienza non entra in anima malevola e la scienza senza la coscienza non è che rovina dell’anima.”