21 03 2018

# L’ARTE CONTEMPORANEA: NOI, QUI E ORA

L'ARTE CONTEMPORANEA: NOI, QUI E ORA
"L'arte contemporanea può essere considerata arte?": chissà quante volte ci siamo posti questa domanda, quante volte l'abbiamo sentito chiedere. Forse, però, abbiamo sempre messo il punto interrogativo nel posto sbagliato: "L'arte contemporanea è arte. Perché?". Un cambio di prospettiva è proprio quello che ci ha proposto stasera la giovane contemporaneista Zelia Rossi. Dare una definizione di arte è pressoché impossibile: pur prendendo in considerazione i concetti di originalità, di intenzionalità, di tecnica, ci rendiamo conto di avere a che fare con un barattolo sempre troppo pieno per poter chiudere il tappo. Ancora più complesso risulta il rapporto con l'arte contemporanea: è facile dire "questo lo so fare anch'io" di fronte al dripping di Pollock, o "che schifo" passando davanti ai bagni chimici esposti al Quirinale ("Whisper Harmony", di Sislej Xhafa); ma ci siamo mai chiesti cosa ci dà così fastidio? Forse la sfida che un'opera d'arte non figurativa silenziosamente ci lancia. Magari siamo troppo pigri per metterci in gioco e nascondiamo la nostra inerzia gridando allo scandalo. Ci dovrebbe far riflettere, però, il fatto che un'opera come "Colazione sull'erba" di Édouard Manet suscitò a suo tempo le reazioni inorridite della critica e della società, quando invece, oggi, migliaia di turisti vanno ad ammirarla tra le meraviglie del museo d'Orsay di Parigi. Se ci fermassimo un attimo e ci facessimo le giuste domande, forse ci accorgeremmo che un'incisione del Bramante e un taglio netto su una tela bianca di Fontana non sono poi così distanti tra loro: entrambi creano uno spazio, quello spazio che abbiamo smesso di concedere alle cose per entrarci dentro, per toccarci, per essere arte. Perché, in fondo, se la gente si ferma a guardarla e si chiede perché, l'opera ha già fatto il suo lavoro. Facile usare la scusa che non la capiamo, l'arte contemporanea: in realtà abbiamo tutti gli strumenti per farlo, dal momento che essa riflette la società, dal momento che ci riguarda. Ciò che ci manca, invece, o che quantomeno ci siamo persi per strada, tra un treno da prendere e un lavoro da fare, è la capacità di meravigliarci, di lasciarci stupire, come un bambino di fronte a un cubo di coriandoli che col tempo si sgretola: potrebbe voler dirci qualcosa e, se continuiamo a non ascoltare, inciamperemo nella realtà quando sarà troppo tardi per rialzarci.