03 11 2017

# CONVENTION 2017

Da venerdì 3 Novembre a domenica 6 presso la Residenza Universitaria Femminile di Fondazione RUI a Roma, Celimontano, si è tenuta la Convention 2017.

Seppure inizialmente sia stata accolta con stati umorali che oscillavano tra la perplessità, la curiosità, e la stanchezza dei ritmi universitari, infine si è rivelata per tutte un'occasione di crescita ed arricchimento, come esplicitato dagli interventi di tutte le ragazze l'ultimo giorno, che si sono sentite, seppure esauste, di fatto, soddisfatte ed appagate.

L'intera mattina di sabato 4 Novembre, le ragazze di Celimontano hanno ascoltato l'argomentazione della psicologa Flavia Vicinanza, che lavora presso Il Centro di ascolto “VoiNoi” del Policlinico Campus Bio-Medico. La sua trattazione aveva come fulcro centrale il fallimento e la sua intima connessione al desiderio. Nel corso dell'esposizione si è visto che traghettatore tra i due è la paura, il timore di non riuscire a realizzare un proprio desiderio ed intercorrere, di conseguenza, nel fallimento. La quotidianità dell'emozione e la frequenza con cui la stessa si presenta nella vita di chiunque, ha naturalmente destato un profondo interesse in tutte, accompagnato da un'attenzione che ha seguito tutta la presentazione della psicologa, inframezzata da schemi esplicativi e motivi musicali che avvaloravano con efficacia la delicatezza e la profondità dei temi trattati.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, presa come input la tematica affrontata la mattina, si è lavorato in piccoli gruppi, nei quali le ragazze hanno avuto modo di esplicitare a loro stesse, attraverso domande scritte, le loro paure ed i loro desideri, per poi condividerli con le compagne in un dialogo costruttivo ed autentico, da tutte molto apprezzato, in quanto occasione di crescita, confronto, ed interazione con persone nuove rispetto alle abituali compagnie.

La mattinata di domenica 5 Novembre, tre istruttori della scuola di improvvisazione teatrale “Verba Volant” hanno impegnato le residenti in attività che hanno alimentato la fantasia, la spontaneità e la creatività di tutte attraverso giochi la cui riuscita era possibile solo attraverso una totale condivisione con l'altro e il superamento della nozione di sbagliato, insieme alla sua correlata paura di cadere in errore, rendendo lecito e legittimo tutto ciò che venisse suggerito dalla inventiva di un istante. L' esperienza della improvvisazione teatrale, seppure intrisa di riso, è stata una seria occasione di crescita, perché è stato esplicato dagli istruttori che la stessa abituava a non porre più al centro la propria proposta, ma ad accogliere quella dell'altro, si è parlato di “dono”; ebbene: istruiva non all' esplicitare la propria capacità immaginativa, ma anzi, non solo ad accogliere il dono dell'altro, ma ad arricchirlo.