08 05 2018

# Africa: cultura e antropologia del continente africano

Dietro ciò che vediamo e non

Quanta importanza che diamo alla storia. E quanto riteniamo indispensabile la testimonianza scritta per supporne l’esistenza e l’oggettività. Per l’Occidente non c’è storia senza scrittura: se l’Africa non ha scrittura, di conseguenza è anche un continente senza storia. Un luogo comune che l’antropologo Pino Schirripa, docente presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è venuto a distruggere durante l’incontro dell’8 maggio intitolato “Africa: cultura e antropologia del continente africano”. Con un’estensione pari a quattro volte quella dell’Europa, l’Africa è stata intrappolata, sin dai tempi del colonialismo, nello stereotipo del continente chiuso e ingenuo, bisognoso di una missione civilizzatrice da parte dell’uomo bianco, che, con la scusa di “educare”, ha sempre mirato piuttosto alla conquista, allo sfruttamento e a impadronirsi delle inestimabili ricchezze di una terra mai veramente conosciuta. Si è sempre vantata su queste popolazioni una superiorità legata alla superiorità tecnologica e basata sul concetto di etnocentrismo: si tende cioè a giudicare le altre culture ed interpretarle in base ai criteri della propria, proiettando su di esse il nostro concetto di evoluzione, di progresso, di sviluppo e di benessere, basandosi su una visione critica unilaterale. E’ ciò che si è fatto nei confronti della cultura africana e che senza dubbio ha contribuito a far sviluppare, di contro, un senso di rivalsa verso l’Occidente, definito afrocentrismo. Entrambe sono letture dicotomiche della realtà che si aggrappano agli estremi di una scala cromatica senza concedere sfumature e punti di incontro. Ma, come ha detto il Professore, il vero significato non è intrinseco alle cose, bensì si crea nelle relazioni. Chi ha stabilito, ad esempio, che lo scritto garantisca verità più di quanto non possa farlo la tradizione orale? Noi abbiamo gli archivi, loro hanno la memoria. Che poi, di verità non ce n’è mica una sola: ogni storia è situata, significativa in relazione al contesto in cui viene raccontata. E se il puro e l’assoluto resteranno ancora le due linee guide del nostro pensiero, ci sprecheremo nella vana ricerca di una versione che sia unica e vera e rischieremo soltanto di impazzire, un po’ come i frutti di Clifford.

Federica M. CORPINA